Papa Clemente VII – Giulio Zanobi di Giuliano de’ Medici

Papa Clemente VII Medici
Getty Museum - Papa Clemente VII Medici di Sebastiano del Piombo (Los Angeles)

Il futuro Papa Medici: un bastardo fiorentino

La vita e il carattere di Papa Clemente VII della famiglia Medici sono troppo spesso trascurati: fu un’esistenza avventurosa, impegnativa e in qualche modo romantica. Nacque come bastardo e orfano di uno degli uomini più potenti della città mentre la stampa si diffondeva in Europa. Crebbe sotto la tutela di uno dei più famosi artisti dell’epoca, l’architetto Antonio da Sangallo il Vecchio, nel primo Rinascimento e nel suo cuore pulsante: Firenze. A sette anni si ricongiunse alla famiglia paterna, i signori della città: i Medici. Lorenzo il Magnifico, uno dei più famosi mecenati di tutti i tempi, era suo zio e gli diede la migliore educazione possibile, pari a quella di suo figlio Giovanni. Michelangelo visse sotto lo stesso tetto per tre anni, mangiando e discutendo insieme al più influente filosofo umanista di quel tempo, Marsilio Ficino.

Il suo nome era Giulio e quando aveva sedici anni Cristoforo Colombo arrivò in America. Due anni dopo la morte dello zio, la famiglia Medici fu esiliata dalla città natale dai repubblicani. Mentre il pieno Rinascimento fioriva a Roma, lui giocava un ruolo chiave negli intrighi della città eterna e della penisola italiana, incontrando importanti personaggi sotto mentite spoglie. Nel 1512, grazie alle sue abilità e alla strategia del cugino Giovanni, tornarono a Firenze. Un anno dopo, Giovanni fu eletto Papa con il nome di Leone X e le origini di Giulio furono “ripulite” per fargli intraprendere la carriera ecclesiastica. Iniziò a circolare Il Principe del diplomatico e teorico politico italiano Niccolò Machiavelli. Si tratta di un trattato politico scritto come una guida di istruzioni spregiudicata per principi e regnanti; l’influenza culturale del libro crescerà senza sosta in quei tempi in cui il Papa cercava di affermarsi come il naturale successore degli imperatori nel mondo cristiano.

Sangue e onore dei Medici

Nel frattempo, suo cugino Lorenzo II riconobbe quello che potrebbe essere stato il figlio illegittimo di Giulio, noto come Alessandro il Moro. Nacque così la leggenda che l’amante momentanea di Giulio potesse essere stata una serva africana. La sua vita da cardinale potrebbe essere considerata insolita oggi, ma quelli erano tempi di spade, tornei e arti. Guidò molti conflitti armati, inclusa una campagna nel 1515 insieme all’inventore Leonardo Da Vinci. Fu nominato Vicecancelliere della Chiesa e nello stesso anno Martino Lutero affisse le sue 95 tesi sulla porta della Schlosskirche a Wittenberg, dando inizio alla Riforma. La sua strategia diplomatica portò alla firma dell’Editto di Worms per condannare chiunque fosse protestante, prima da parte di Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, e poi dagli stati tedeschi.

Alcuni probabilmente malignavano ancora sulla nascita di Giulio, ma il motto che scelse era lì per ricordare a tutti la sua integrità: “Candor illæsus”, che significa candore intatto. Fu ideato per richiamare molti dei motti dei Medici, ma allo stesso tempo era più raffinato nei suoi collegamenti scientifici e universale. I raggi del sole, concentrati grazie a un cristallo rotondo, colpiscono un albero che brucia mentre il nastro bianco avvolto intorno ad esso, su cui erano scritte le parole latine del motto, resta intatto. Fu inventato da Domenico Buoninsegni, l’uomo che gestiva le finanze di Giulio e probabilmente quelle di Leone. Abbiamo una fitta corrispondenza tra quest’uomo e Michelangelo per le nuove commissioni medicee: la facciata di San Lorenzo, la loro Cappella e la Biblioteca Laurenziana. Il cristallo probabilmente richiamava anche i leggendari specchi ustori di Archimede su cui si supponeva che Leonardo Da Vinci, ospitato nella Villa del Belvedere nei quartieri vaticani, stesse lavorando in quel periodo.

Giulio de’ Medici tra il Papa e l’imperatore

Ma la situazione si complicò a causa delle ambizioni di Carlo V: cercò di rivitalizzare il concetto medievale di monarchia universale pretendendo di espandere il Sacro Romano Impero. Indipendentemente dal ruolo terreno che gli ultimi Papi erano riusciti a costruirsi come successori degli imperatori romani, egli entrò in un naturale conflitto in terra italiana con Leone X e con il Vicecancelliere che si occupava della politica papale. Dalle fonti dell’epoca otteniamo un ritratto di Giulio come uomo di dignità, intelligenza e autocontrollo; di sicuro prese sul serio la Chiesa e fece del suo meglio per riformarla. Dopo la morte di Raffaello, Antonio da Sangallo il Giovane, nipote del suo padrino, fu nominato capomastro, insieme all’architetto senese Baldassarre Peruzzi, della fabbrica di San Pietro, di cui rimangono vari disegni e un maestoso modello in legno conservato in Vaticano. La cosiddetta “toscanizzazione” di Roma era completata. Poi Leone X morì improvvisamente di polmonite all’età di 46 anni.

Giulio colse l’occasione per conquistare il favore di Carlo V e dopo più di un mese di Conclave fu eletto un assente: l’olandese Adriaan Florensz Boeyens, che era stato il tutore dell’imperatore da bambino e aveva persino governato la Spagna in sua assenza. Prese il nome di Adriano VI e il suo papato fu caratterizzato dall’austerità, poiché le finanze papali avevano seri problemi. Sembra che non avesse un amore particolare per le arti e le fonti riportano una particolare antipatia per la favolosa statua del Laocoonte, ancora oggi uno dei pezzi forti delle collezioni vaticane.

Nel frattempo, le ambizioni di Solimano il Magnifico, Sultano dell’Impero Ottomano, crebbero nel Mediterraneo ed egli conquistò l’isola di Rodi. Molti intellettuali che credevano in una riforma pacifica della Chiesa dall’interno, come Desiderio Erasmo da Rotterdam, speravano che il Papa fosse l’uomo della provvidenza. Quando Adriano VI si alleò con l’imperatore contro il re francese, sembrò a tutti che la strategia militare e politica papale non fosse cambiata molto rispetto alla precedente. Sul fronte tedesco, divenne più chiaro che gli stati avrebbero preferito tollerare i protestanti. Nel 1522 ci fu una congiura contro Giulio. L’attore principale apparteneva alla storica famiglia nemica di Firenze, il Cardinale Francesco Soderini. Ma il Papa lo imprigionò come ribelle e il potere dei Medici su Firenze fu messo al sicuro. Poi Adriano VI morì.

Clemente VII Medici: un grande mecenate d’arte

Vincendo l’opposizione francese, Giulio fu eletto come Clemente VII, un nome per richiamare uno dei primi Papi, che incontrò personalmente San Pietro e San Paolo, i due Apostoli e patroni di Roma, e che fu perseguitato e ucciso dagli imperatori dell’epoca. La prima azione fu un messaggio per invitare tutti i principi cristiani d’Europa a stabilire una pace duratura per resistere uniti alle invasioni turche. Una settimana dopo, il solitamente pessimista Michelangelo scrisse: “Avrete inteso come Medici è fatto papa, di che credo si rallegrerà ognuno. Io aspetto per questo che, quanto all’arte, si faranno di molte cose qui”. Di sicuro Clemente VII fu con lui generoso e amichevole, se consideriamo che lo stipendio suggerito da Michelangelo per realizzare la biblioteca e la sagrestia a Firenze era di 15 ducati al mese e il Papa lo portò a 50, e anche che gli fu detto di “non badare a spese” e che avrebbe dovuto fare tutto “a modo suo”. Il Papa stesso gli scrisse queste parole: “Tu sai che i papi non vivono a lungo; e noi non potremo, più di quanto facciamo, desiderare di vedere, o almeno di intendere, di aver finito la cappella con le tombe dei nostri e anche la libreria”. Clemente VII fu coinvolto in tutte le decisioni, rivelandosi un mecenate interessato, ben informato e attivo. Sappiamo da un rappresentante di Michelangelo a Roma che egli provava grande piacere nel leggere le lettere dell’artista più di una volta e persino nel leggerle ad alta voce alla sua corte.

Suo cugino, come Papa, commissionò i nuovi affreschi di Raffaello per gli appartamenti papali. Quando fu progettata l’ultima e più grande stanza, il maestro morì e due membri del suo team, Giulio Romano e Francesco Penni, avrebbero dovuto finire il suo lavoro. Durante il regno di Adriano VI i lavori furono interrotti, ma Clemente se ne prese cura e la Sala di Costantino, già pianificata e disegnata da Raffaello, fu terminata nell’estate del 1525. L’imponente simbolismo dietro ogni dettaglio e i numerosi ritratti di Clemente rendono quegli affreschi unici. Inoltre, amava la musica e, avendo lui stesso una voce meravigliosa, si preoccupò di avere uno dei migliori cori d’Europa, composto da 24 membri, cercando cantanti persino in Francia e nelle Fiandre. Abbiamo documenti che supportano la selezione dei musicisti ma nessuno per il repertorio e la composizione del coro durante le celebrazioni. Un mistero ancora più fitto circonda la musica suonata nel suo ensemble di musica da camera, la cosiddetta Musica Segreta. Un nome emerso è quello di Francesco Canova da Milano, il primo musicista, liutista e compositore italiano ad avere fama internazionale e i cui manoscritti, a quanto pare, circolavano in Toscana e nelle mani dei Medici molto prima della loro pubblicazione. Questo nome è particolarmente affascinante se accostato a quello di Michelangelo, con cui condivideva il soprannome di Divino poiché entrambi godevano di una libertà senza precedenti nel loro lavoro grazie al supporto papale e al gusto per l’innovazione. Entrambi gli artisti hanno lasciato un’influenza duratura. Francesco trasse ispirazione dalla musica polifonica molto evoluta: coro e contrappunto, e rivoluzionò la musica strumentale introducendo fantasie che si adattavano alla forma dei madrigali.

In campo letterario, il sostegno più importante fu dato da Clemente al più famoso poeta dell’epoca che rifletteva sull’uso scritto della lingua italiana. In una penisola frammentata tra regni, signorie e repubbliche, il dibattito su una lingua letteraria comune era acceso. Pietro Bembo, già all’apice della fama, scrisse un trattato a riguardo e sulla necessità di prendere come esempio due letterati toscani come Petrarca e Boccaccio. Completò l’opera tra il 1519 e il 1524 e portò un esemplare manoscritto a Roma come dono a Clemente VII, a cui era dedicato. Quest’opera potrebbe essere vista come un primo tentativo di scrivere una storia della letteratura italiana: in ogni caso, fu una pietra miliare per lo sviluppo di una lingua scritta comune italiana.

Nonostante ciò, abbiamo in particolare due fonti influenti di quel tempo che descrivono il Papa come parsimonioso e instabile. Oltre ad avere entrambi interessi personali con il Papa, come intellettuali e consiglieri, scrissero in seguito, dando una precisa interpretazione ai tragici eventi che portarono al Sacco di Roma. Oltre alla politica, fu accusato di essere interessato più alle arti minori e agli artigiani. Di sicuro Clemente commissionò il leggendario e avventuroso orafo Benvenuto Cellini, che realizzò per lui alcune medaglie indimenticabili, tra cui una bellissima che raffigura lui e la metafora della Pace, oltre ad assumerlo come suonatore di flauto e zecchiere. Sponsorizzò anche il lavoro pionieristico di Valerio Belli, che sperimentò con il cristallo di rocca inciso, una forma d’arte di lusso che evocava le antiche gemme incise. Questo lavoro era basato su disegni altrui e questo punto portò Belli a essere considerato un semplice imitatore, mentre la sua arte veniva relegata al settore dell’artigianato. Invece, l’intaglio del cristallo di rocca era un’operazione raffinata e difficile eseguita su un materiale estremamente prezioso, duro e fragile allo stesso tempo, che veniva lavorato al rovescio, scavando la superficie con piccoli trapani. Sappiamo anche della raffinata passione di Clemente per i vetri e oggi in diversi musei europei possiamo trovare numerosi vetri smaltati veneziani con lo stemma dei Medici. Ad Antonio da Sangallo il Giovane fu commissionata la costruzione di S. Maria di Loreto al Foro Traiano, il Palazzo del Banco di S. Spirito che doveva essere la zecca, la bellissima doppia rampa ellittica che caratterizza il Pozzo di S. Patrizio a Orvieto. Divenne famoso anche come ingegnere e molti dei suoi restauri rinforzano ancora oggi gli edifici, come le Logge di Raffaello.

Litigi del Rinascimento italiano

L’anno 1524 fu un Giubileo, un anno santo che Clemente celebrò solennemente senza una grande affluenza di pellegrini a causa delle guerre, del pericolo di un’invasione turca e della peste. Prese poi apertamente le parti dei francesi. Dopo la battaglia di Pavia, dove il re francese Francesco I fu imprigionato, il Papa firmò un patto con Carlo V, l’imperatore asburgico, assicurando da un lato Milano alla famiglia Sforza, dall’altro Firenze ai Medici. Probabilmente per questo motivo Clemente VII rifiutò la richiesta di Enrico VIII d’Inghilterra di annullare il matrimonio senza figli con Caterina d’Aragona, nipote di Carlo. Questo evento portò in tre anni alla nascita della Chiesa Anglicana. Ma gli eventi peggiori dovevano ancora venire. Quando il re francese fu rilasciato, fu creata la Lega di Cognac che legava Francia, Repubblica di Venezia, Regno d’Inghilterra, Ducato di Milano, Repubblica di Firenze e il Papa contro gli interessi dell’imperatore in Italia. Le truppe imperiali erano costituite principalmente da 14.000 Lanzichenecchi tedeschi, guidati da Georg Frundsberg, e 6.000 Tercios spagnoli, guidati da Carlo di Borbone. I primi erano mercenari germanici che prestavano servizio principalmente come picchieri. Quelle forze, rimaste senza paga, iniziarono a muoversi da Milano verso sud per saccheggiare. Quindi, la maggior parte delle truppe papali fu inviata a Firenze, ma l’esercito imperiale evitò la città arrivando invece a Roma, dove i 5.000 soldati non poterono fare molto per proteggere la città.

L’invasione iniziò il 6 maggio e fu seguita da mesi di saccheggi e anarchia che causarono oltre 30.000 morti tra i civili. In difesa della persona di Papa Clemente VII, che si rifugiò in Castel Sant’Angelo, morirono 147 guardie svizzere su un totale di 189 uomini. L’evento, che assunse una dimensione mitica sulla scia della Riforma, fu interpretato come un conflitto confessionale tra protestanti e cattolici. Il Sacco di Roma fu la conclusione fallimentare della cosiddetta politica della “libertà d’Italia” e il ripiegamento del papato su questioni puramente religiose. Clemente fu costretto a vendere titoli cardinalizi per finanziare le somme richieste per far ritirare le truppe. Contrariamente ai suoi predecessori, non l’aveva mai fatto prima. La situazione peggiorò mettendo in discussione l’autorità del Papa imprigionato. Tuttavia, riuscì a fuggire travestito in una notte di dicembre e a trovare rifugio nella città di Orvieto, dove riacquistò autorità e poté dettare anche le sue condizioni di pace all’imperatore. Il potere dei Medici a Firenze fu rovesciato fin dai primi giorni del Sacco e da allora Clemente portò la barba e fu ricordato come sempre malinconico. Mentre negoziava una pace dignitosa con tutti i diversi poteri che giocavano un ruolo all’interno e all’esterno dei territori della Chiesa, si ammalò. Tutti iniziarono a prepararsi per un conclave per una nuova elezione, incluso il Papa stesso, lasciando i possedimenti di Firenze ad Alessandro il Moro, probabilmente suo figlio, e ordinando cardinale suo nipote Ippolito.

Rinascimento internazionale dei Medici

Si riprese e inaspettatamente firmò la pace il 29 maggio 1529: l’imperatore garantì il suo aiuto per riportare i Medici a Firenze e per la restituzione di Ravenna, Cervia, Modena, Reggio e Rubiera. Il papa garantì il suo particolare sostegno e aiuto per la battaglia contro gli eretici negli stati tedeschi e contro i turchi. Il 22 febbraio 1530 Carlo V fu incoronato nel Palazzo Pubblico di Bologna da Clemente VII con la corona ferrea dei re d’Italia e il 24, nella Chiesa di S. Petronio, con quella imperiale. Alessandro de’ Medici fu promesso sposo alla figlia naturale di Carlo V, Margherita d’Austria, più tardi chiamata La Madama in Italia, che avrebbe raggiunto all’età di 11 anni. Firenze resistette alle truppe imperiali fino a quando un improvviso voltafaccia del comandante, probabilmente causato segretamente da pressioni o promesse papali, costrinse la città alla resa. Nel 1532 la Repubblica di Firenze giunse ufficialmente al termine e Alessandro de’ Medici fu nominato Duca.

Clemente nominò segretario papale Johann Albrecht Widmannstetter, un umanista, teologo e orientalista tedesco che tenne alcune lezioni sulla tesi eliocentrica di Niccolò Copernico alla corte clementina, lasciando lui e i cardinali entusiasti. È dello stesso anno la commissione a Michelangelo del Giudizio Universale nella Cappella Sistina dove Cristo doveva apparire come Apollo, il Dio del sole, della bellezza e delle arti. Si mostra come un creatore che torna potente e pieno di muscoli ed energia, dietro di lui il sole, e tutto il resto della creazione gli gira intorno controllato dal suo gesto potente. Questo affresco doveva coprire quello del Perugino che raffigurava in ginocchio davanti alla Madonna il Papa Sisto IV, colui che era stato coinvolto nella morte del padre di Clemente. Nello stesso anno, commissionò ad Antonio da Sangallo il Giovane, nipote del suo padrino e ormai celebre architetto, due tombe per sé e per suo cugino, Papa Leone X, da collocare all’interno del grande coro della chiesa gotica di Santa Maria sopra Minerva, probabilmente considerata la loro chiesa della giovinezza, poiché arrivarono insieme nella città eterna. Sebastiano del Piombo, pittore veneziano e amico di Michelangelo, divenne il ritrattista della corte papale e realizzò il più celebre ritratto del Papa, ma sorprendentemente anche nella Sala di Costantino negli Appartamenti papali il Papa fu ritratto con un orso, come se l’affresco fosse stato aggiornato dopo il Sacco. L’attuale restauro rivelerà il mistero che si cela dietro.

Papa Clemente VII: crimini e peccati di dinastia

Fu anche l’anno in cui gli intrighi della diplomazia internazionale si complicarono di nuovo, tra l’imperatore, che voleva un concilio per tenere insieme principi protestanti e cattolici e riformare la chiesa, e desiderava proteggere sua nipote Caterina dall’essere ripudiata da Re Enrico VIII, e la Francia e l’Inghilterra dall’altro lato. Nel quadro delle alleanze fu stabilito il matrimonio di Caterina de’ Medici ed Enrico di Valois, secondogenito del re francese Francesco I. In quell’occasione Clemente ricevette un meraviglioso arazzo tessuto con seta, lana, argento e oro, raffigurante l’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, che probabilmente ne preparò il disegno. È possibile ancora oggi ammirare questa splendida opera nella Pinacoteca Vaticana. D’altra parte, il Papa donò al Re francese un’opera di Valerio Belli: uno scrigno, a forma di sarcofago classico, fatto di filigrana e smalti policromi raffiguranti motivi a rosetta sulla base e fregio di una serie di colonne doriche in argento dorato; queste incorniciano otto specchi dove le formelle in cristallo di rocca, argentate, raffigurano gli episodi della vita di Cristo. La cassetta tornò come parte della dote di Cristina di Lorena quando sposò il Granduca di Toscana nel 1589 e può essere ammirata nella Galleria degli Uffizi. Nel 1533 Enrico VIII sposò anche Anna Bolena e fu scomunicato.

Tornando dal matrimonio della nipote, Giulio si sentì di nuovo male e leggende oscure avvolgono la sua malattia. Invecchiò rapidamente perdendo lentamente anche la vista. Alcuni dissero che fu avvelenato da un fungo tignosa, una teoria recente di un divulgatore storico parla di arsenico sciolto all’interno delle candele delle processioni. Ascanio Condivi, amico e biografo di Michelangelo, riferì che prima che Clemente morisse, il 25 settembre 1534, riuscì a vedere un modello completo per il Giudizio Universale da dipingere nella Cappella Sistina, oggi perduto.

Giorgia Cadinu
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Di Giorgia Cadinu

Giorgia is an official guide with a license, operating in Rome and registered in the official list of, she got a master’s degree in foreign literature and cultures with historical and cultural orientation. Her passion for history, art, and tradition connections goes behind her professional life and she loves to share it with anyone interested.

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